Le FIABE AL CONTRARIO della classe 5°B      dell’I.C. “PEYRON – RE UMBERTO I” di TORINO

IL SIRENETTO

Dalla schiuma del mare nacque un ragazzo per metà pesce e per metà umano, di nome Sirenetto.

Un giorno, mentre Sirenetto nuotava nel mare, vide una ragazza che stava annegando e andò in suo aiuto. Quando il ragazzo salvò la ragazza, lei si innamorò subito di lui.

La ragazza, appena fu salva, andò dalla maga del villaggio e le chiese se poteva farle avere una coda di pesce al posto delle gambe.

La maga le disse che era possibile, ma a una condizione: doveva darle in cambio la sua intelligenza.

La ragazza accettò, ma non aveva pensato che sarebbe stato più difficile conquistare Sirenetto. Appena compiuta la magia, la fanciulla si recò da Sirenetto, che viveva sott’acqua. Come lo vide, gli andò incontro e iniziò a fargli le boccacce.

Sirenetto, che non aveva mai visto quella sirena, si spaventò e chiese informazioni su di lei al Saggio del Mare.

Egli disse che la nuova sirena era un’umana trasformata in sirena da una maga, in cambio della sua intelligenza.

Il ragazzo, preoccupato, grazie ai suoi poteri andò dalla maga e le chiese di ridare l’intelligenza alla fanciulla. La maga accettò a patto che la ragazza non salisse mai più in superficie, ma vivesse per sempre nel mare.

Sirenetto e la fanciulla furono felici di poter stare sempre insieme.

 (DAVIDE)

BIANCOBRUTTO E LE SETTE GIGANTESSE

Biancobrutto era un principe brutto, antipatico, basso e grasso, che viveva nel suo castello con la sua famiglia e la sua matrigna. Nel castello nessuno voleva stare con lui, perché, quando arrivavano gli ospiti, lui era sempre arrogante e litigava con tutti. Ormai stanchi di questa situazione, suo padre decise di far allontanare il figlio e portarlo in un collegio, così avrebbe imparato l’educazione.

Durante il tragitto per il collegio, Biancobrutto scappò e fuggì nel bosco. Corse senza meta. Ad un certo punto si trovò davanti ad una casa stranissima e altissima. Provò ad entrare e trovò sette giganti, tutte donne, che come lavoro facevano le sarte e sapevano fare tutti i lavori domestici, ma erano un po’ pigre.

Inizialmente accolsero Biancobrutto ma, poiché lui non faceva nessun lavoro in casa e rispondeva sempre in malo modo, le gigantesse decisero di chiamare una loro amica, una fata. Quando lei arrivò, le donne le chiesero di preparare una pozione che potesse migliorare il principe.

Nel frattempo, Biancobrutto, stufo di tutti questi ordini, scappò. Durante la fuga, incontrò la fata che gli disse che se avesse morso una delle mele del suo cesto tutti i suoi desideri si sarebbero avverati. Lui decise di mangiarne una e, come per miracolo, diventò simpatico, gentile, di buon cuore, alto, magro e bello.

Le gigantesse si affezionarono a lui, ma, per il suo bene, decisero di riportarlo al castello. Durante il viaggio di ritorno, Biancobrutto incontrò una bellissima principessa che abitava nel regno vicino. Decisero di rivedersi e, dopo qualche anno, la principessa e il principe si sposarono. Da quel giorno Biancobrutto cambiò persino il nome in “Biancobello” e vissero tutti felici e contenti.

 (GIORGIA)

 

CAPPUCCINO ROSSO

C’era una volta un bambino chiamato Cappuccino Rosso, perché metteva sempre la marmellata di ciliegie dentro al cappuccino quando faceva colazione. Un giorno decise di mandare il suo cane lupo dalla nonna a portarle una salsiccia.

Il cane lupo di Cappuccino Rosso, che era molto ubbidiente, attraversò il bosco con la salsiccia in bocca senza mangiarsela, perché anche lui voleva molto bene alla nonna.

Nel frattempo, prima che il cane lupo arrivasse a destinazione, in casa della vecchietta entrò un cacciatore-cannibale, che mangiava gli esseri umani, oltre che gli animali. Il cacciatore divorò la nonna, riempiendo la sua pancia enorme, poi indossò i suoi vestiti e si mise nel letto al suo posto.

Arrivato alla casa, il cane lupo di Cappuccino Rosso vide che la nonna sembrava molto più grassa del solito, oltre ad avere anche i baffi e la barba.

Il cane lupo chiese alla nonna: - Ma che corpo grosso che hai, oggi, nonnina, o devo chiamarti nonnona?

E la nonna rispose: - Sono più grassa perché tu possa vedermi meglio!

Il cane lupo continuò: - E che baffi lunghi e che barba folta hai, nonnina! Assomigli tantissimo al nonno!

E la nonna rispose: - Mi sono fatta crescere barba e baffi perché così, quando mi guardo allo specchio, mi sembra di vedere il nonno come se fosse ancora vivo: mi manca tanto!

E con un balzo il cacciatore – cannibale mangiò anche il cane.

Intanto Cappuccino Rosso, non vedendo tornare il suo bel cane, corse nel bosco e arrivò dalla nonna ma, vedendo barba e baffi, si insospettì. Prese il rasoio che usava il nonno per tagliarsi la barba, aprì la pancia del cacciatore addormentato e fece uscire, ancora vivi, la nonna e il cane, il quale era così spaventato che la nonna, per consolarlo, gli lasciò mangiare la sua salsiccia.

Infine, Cappuccino Rosso riempì la pancia del lupo con così tanta marmellata di ciliegie che i lupi, vedendolo da lontano tutto rosso, pensarono fosse già scuoiato e pronto per essere mangiato e gli si lanciarono addosso. (GIUSEPPE)

 

GRETELA E HANSELO

Gretela e Hanselo erano due fratelli che vivevano in una grande casa in città, con il loro papà e la matrigna. La casa era bellissima e piena di giochi. Il papà era sempre al lavoro in giro per il mondo, così la matrigna badava ai bambini. Era una donna pigra e annoiata che non cucinava mai, ma rimpinzava i figli di dolci, caramelle, patate fritte e cibi-spazzatura.

Gretela e Hanselo erano obesi, avevano spesso mal di pancia e i denti cariati. Dopo l’ennesima indigestione, decisero di scappare di casa: salirono sul treno e viaggiarono fino ad un paese dove tutti erano contadini.

Giunti lì, bussarono alla porta di una fata, la cui casa era ricoperta di ogni genere di frutta e di verdura.

La fata li fece accomodare e fece magie preparando macedonie e insalate. Era un po’ goffa e pasticciona, tanto che trasformò Hanselo in un cavolo e poi in un porro, mentre Gretela fu prima cipolla e poi fragola.

I bambini si divertirono tantissimo e, tornati normali, decisero di stare con lei e di non tornare dalla matrigna.

I fratelli cominciarono a mangiare cibi più sani e genuini, a giocare all’aria aperta diventando più magri, più forti e più belli.

Quando il padre tornò dai suoi viaggi, non trovò nessuno in casa (la matrigna, dopo aver svuotato da sola la dispensa, era andata a vivere in un circo come donna cannone), ma vide un biglietto dei figli che lo invitavano a raggiungerli dalla fata. Così fece.

L’uomo riabbracciò i figli e rimasero tutti nel paesino, lavorando come contadini.

  (ANDREA)

 

IL TRITONE STONATO

Tanto tempo fa, da un meteorite caduto sul fondo del mare direttamente dagli anelli di Saturno, uscì un tritone. Egli credeva di avere una bella voce e di cantare molto bene. In realtà, era stonato come una campana rotta, tanto che i suoi amici lo chiamavano Stony.

Un giorno risalì in superficie e vide una barca con sopra una principessa molto carina. Per far colpo su di lei, iniziò a cantare. Il marinaio che conduceva la barca, per colpa di quei versi insopportabili, perse il controllo del timone e la barca si schiantò sugli scogli. I marinai scapparono a gambe levate e orecchie tappate, lasciando lì la fanciulla. La ragazza, invece, trovava gradevole quel canto, perché… era abbastanza sorda!

Stony portò in salvo la principessa, i due si innamorarono all’istante e decisero di vivere insieme.

Andarono, dunque, dalla Grande Fata del Mare per avere il suo aiuto. Dopo aver ascoltato la loro storia, la Fata disse che non potevano vivere né sul fondo del mare, né sulla terraferma, perche la principessa non aveva le branchie e il tritone non aveva i polmoni. La Fata, però, regalò loro un’astronave che li portò direttamente sugli anelli di Saturno, dove vissero felici e contenti.

(ANDREA)

 

CAPPUCCETTO NERO E IL LUPO BUONO

C’era una volta un lupo che voleva andare a trovare la nonna che abitava in città. Il lupo chiese alla mamma: - Posso andare a trovare la nonna?

La mamma rispose: - Certo che puoi andare!

Così il lupo prese la bicicletta ed iniziò a pedalare. Mentre pedalava, ebbe improvvisamente sete e si mise a bere. In quel momento vide un ragazzino con un cappuccio nero che, avvicinatosi al lupo, gli chiese: - Dove vai?

Il lupo rispose: - Dalla nonna! Come ti chiami?

Il ragazzino rispose: - Cappuccetto Nero, ma chiamami Cappuccio Nero. Facciamo una corsa fino a casa di tua nonna?

Il lupo acconsentì, disse l’indirizzo della casa della nonna, via Dei Lupi 10, e Cappuccio Nero disse: - Ok, iniziamo: pronti? Partenza, via!

I due iniziarono a correre, ma Cappuccio prese delle scorciatoie e arrivò prima del lupo.

Mentre aspettava, entrò in casa e vide la lupa sdraiata nel letto che dormiva. Il ragazzo prese un mattarello e lo spaccò in testa alla vecchina. Buttò via l’arma, mise la lupa nell’armadio, si vestì come lei, poi si mise ad aspettare il lupo pensando a che bello stufato di lupo si sarebbe cucinato!

Dopo una lunga attesa, il lupo entrò e salutò la nonna, chiedendosi tra sé e sé come mai Cappuccio Nero non fosse ancora arrivato. Entrato in camera da letto, il lupo guardò la nonna e disse: - Ma, nonna, non eri pelosa?

La finta nonna rispose: - Mi sono depilata!

Il lupo continuò: - Non avevi occhi, naso e orecchie più grandi?

La nonna rispose: - Ho preso delle medicine e ho subito un intervento chirurgico!

Poi Cappuccio Nero balzò sopra il lupo per ucciderlo, ma lui urlò.

Un agente di polizia che passava di lì, lo sentì urlare, entrò in casa e vide Cappuccio Nero che stava tramortendo il lupo e lo arrestò. Poi cercò la nonna e, quando aprì l’armadio, la trovò imbavagliata e legata con una corda. Il poliziotto la slegò e le tolse il bavaglio.

La nonna diede un pugno a Cappuccio Nero, poi il poliziotto lo portò in prigione e, da quel giorno, il lupo e la nonna vissero felici e contenti.

  (ENRICO)

 

BIANCANEVE

C’era una volta una ragazza di nome Biancaneve che era molto dispettosa. Viveva con sette nane di nome: Gongola, Brontola, Cucciola; Eola, Mammola e Pisola. Biancaneve aveva anche un’acerrima nemica, la regina, a cui faceva sempre i dispetti. Le sette nane, però, erano affezionate alla regina e cercavano di proteggerla. Questo fece sì che Biancaneve iniziasse a fare dispetti anche a loro: a volte riempiva i contenitori del balsamo e del dentifricio della regina e delle nane di colla Vinavil; altre volte lucidava il pavimento di cera, così la regina e le nane scivolavano rischiando di farsi molto male. Per fortuna, le donna stavano molto attente e non caddero.

La regina e le nane decisero di ribellarsi.

Alla regina venne l’idea di dare a Biancaneve una mela avvelenata.

- Non sarà troppo rischioso? – chiese Brontola

- Ti sei già dimenticata di quello che ci ha fatto Biancaneve? – domandò la regina.

- No! – rispose Brontola.

La regina si travestì da docile vecchietta, prese la mela avvelenata e andò da Biancaneve.

- Buongiorno, bella ragazza, assaggia questa mela così bella e buona!

Biancaneve l’assaggiò e svenne sul pavimento. Il giorno dopo ci fu il funerale a cui parteciparono anche le sette nane e la regina, che si sentiva un po’ in colpa.

A un certo punto, arrivò un principe al galoppo con un cavallo bianco, scese da cavallo e baciò Biancaneve, perché era bellissima, anche da morta. Biancaneve si risvegliò, promise di essere per sempre più gentile e di non fare più dispetti

Qualche tempo dopo Biancaneve sposò il principe e vissero felici e contenti.

 (ASIA)

 

IL TRITONE

Da un meteorite caduto sul fondo del mare, uscì un tritone che odiava gli umani, perciò viveva sempre sul fondo del mare. Il suo passatempo preferito era quello di usare videogiochi acquatici e tutto ciò che riguardava la tecnologia acquatica.

Un giorno, mentre stava nuotando, sentì una voce bruttissima provenire dalla superficie.

Quella voce, pur essendo brutta, piaceva moltissimo al tritone. Allora mise da parte tutto il rancore che aveva per gli uomini e salì in superficie per incontrare il padrone della voce. Sulla spiaggia incontrò Guglielmo e fu amore a prima vista per entrambe. Ma, ahimè, c’era un oceano a separarli!

Allora Guglielmo, che era troppo innamorato del tritone, decise di rinunciare alla vita di umano per trasformarsi in un tritone.

A quel punto il meteorite intervenne e costrinse Guglielmo a superare una prova: prima doveva incontrare Maddalena, la donna più affascinante della Terra. Se resisteva al suo fascino, poteva trasformarsi anch’esso in tritone.

Così Guglielmo e Maddalena trascorsero ventiquattro ore insieme: lei fece tutto ciò che poteva per farlo innamorare, ma non ci riuscì.

Guglielmo venne trasformato in tritone e, con il suo amico, furono felici e contenti, pronti a iniziare una nuova vita.

(MARTINA)

 

BIANCONEVE E LE SETTE NANE

C’era una volta un castello dove nacquero sette bambine. Una strega, saputo dell’evento, rosa dall’invidia perché lei non aveva figli, decise di vendicarsi. Giunta al castello fece un incantesimo alle sette bambine, affinché nessuna crescesse più di un metro di altezza: solo il bacio del vero amore, avrebbe potuto spezzare l’incantesimo. Il re, vergognandosi di avere figlie così piccole, decise di nasconderle nel bosco, dove le fanciulle si rifugiarono in una casetta tra gli alberi. La casetta era disordinata: nel lavabo c’era una catasta di piatti da lavare, cartoni della pizza, ecc…

Le sette nane decisero di ripulire la casa, prepararono cena e, stanche morte, crollarono sul pavimento.

Improvvisamente, dal bosco, fischiettando, arrivò Bianconeve, chiamato così a causa della polvere bianca che aveva sempre sui vestiti, visto che lavorava in una miniera di talco.

Giunto a pochi metri dalla porta, vide il fumo uscire dal camino e decise di armarsi di piccone per sfrattare gli estranei da casa sua. Bianconeve aprì la porta e… sentì un profumo di minestra e crostata di mele che gli fece perdere i sensi.

Al suo risveglio, le sette nane lo guardavano spaventate. Bianconeve pensò che fossero arrivati degli alieni, così chiese loro chi fossero e dove fosse la loro astronave.

Le sette nane, una alla volta, dissero il proprio nome, Brontola, Cucciola, Mammola, Dotta, Pisola, Eola, Gongola e gli raccontarono la loro storia.

Bianconeve, commosso, decise di tenerle con sé.

Un giorno passò di lì un viandante che chiese dell’acqua, in cambio diede alle nanette una mela ciascuna.

Le sette ragazze, mangiandole, caddero in un sonno profondo. Bianconeve, al suo ritorno, le credette morte. Costruì delle bare di cristallo e le mise nel bosco.

Qualche giorno dopo, passò di lì un re con i suoi sette figli che, incantati dalle principesse, decisero di baciarle. Così facendo, spezzarono l’incantesimo e fecero risvegliare le sette bellissime ragazze. Così si sposarono e tornarono a casa.

Il re premiò Bianconeve per aver salvato le sue figlie e vissero tutti felici e contenti.

 (RACHELE)

 

LO SQUALO SENZA DENTI

Nelle profondità del Mar Tirreno, viveva uno squalo senza denti di nome Sdentato. I suoi amici lo prendevano sempre in giro perché loro avevano dei bei denti affilati e lui invece no. Ma come aveva fatto a perdere i suoi denti?

Quando era piccolo aveva perso di vista la sua mamma e aveva cominciato a nuotare ovunque per ritrovarla. Nel suo girovagare entrò in un tempio dedicato al dio Poseidone. Vide tante statue e, per paura, le azzannò tutte, rovinandole.

Richiamato da tutto quel frastuono, arrivò Poseidone che voleva punire chi gli aveva rovinato il tempio. Col suo tridente colpì lo squaletto sulle gengive e tuti i denti caddero ad uno ad uno come nel domino. Poi Poseidone si intenerì e aiutò Sdentato a ritrovare la mamma.

Sdentato era contento, ma un altro problema era… dietro lo scoglio. Gli altri squali, bulli ed aggressivi, lo attaccavano perché era diverso.

Sdentato cambiò mare e nuotò più a sud, arrivando nel Mar Mediterraneo. Gli altri pesci non lo deridevano e, anzi, divennero tutti suoi amici proprio perché, senza denti, non era pericoloso.

Nuotando vicino a Lampedusa vide che c’erano uomini, donne e bambini che avevano problemi ancora più seri dei suoi. Queste persone fuggivano da guerre e povertà a bordo di barconi che spesso naufragavano. Sdentato cominciò ad aiutarli a non affogare. Poseidone apprezzò questi gesti e gli propose di ridargli i denti oppure di captare i barconi in difficoltà

Sdentato non aveva dubbi e desiderò salvare sempre più persone.

I suoi vecchi “amici” squali furono catturati dai biologi e portati all’acquario di Genova.

Ancor oggi, quando il motore del barcone si ferma al largo, Sdentato sente il pericolo, nuota velocemente in soccorso e traina il barcone a riva.

Mentre tutti gli adulti pensano che il barcone abbia trovato una corrente favorevole, che lo fa muovere, noi bambini sappiamo che è merito di Sdentato, che è diventato la mascotte del mar Mediterraneo ed è finalmente uno squalo felice.

(ANDREA)